LE MAESTA'
di Pia Spagiari

Il termine “maestà” che nelle zone limitrofe alla Val di Magra è sostituito da “Madoneta” o “Marginetta” riporta ad un modulo iconografico dell’arte medioevale e cioè alla rappresentazione frontale della Vergine o di un Santo, in particolare S. Guglielmo, pellegrino francese che nel suo viaggio soggiornò anche a Nicola.
 Sono oltre cinquanta in tutto il territorio comunale le “madonnine” situate sopra o portali delle case, alle pareti e nei muri lungo i percorsi viari, alcune del Seicento, molte del Settecento, altre di epoche più recenti e tramandano memoria di cappelle legate ai culti mariani. Il miracolo della Madonna di Ortonovo del 1553 è collegato ad una sacra immagine della Vergine in una antica cappelletta situata in mezzo al bosco tra spine e rovi che iniziò a lacrimare sangue, a seguito del quale fu costruito il Santuario del Mirteto.
Le Maestà, pur essendo manifestazioni della devozione privata, furono anche punto di riferimento per alcuni dei più importanti momenti della vita comunitaria. Nel Seicento, nel Settecento e fino alla metà del Novecento accanto alle grandi processioni rituali erano praticate dalle popolazioni delle campagne le Rogazioni, processioni penitenziali celebrate con apposite liturgie, accompagnate dal canto delle litanie e dalla recita del Rosario, propiziatorio per il buon esito di semine e raccolti.
Queste processioni partivano dalla Chiesa all’ora settima dopo la messa dalla fine di aprile ai primi di giugno (“Ne poi venie l’Ascensione se non son pasà le Rogazioni”).
Venivano attraversati i borghi per seguire tracciati rurali con soste previste ai crocevia, alle fontane, agli oratori, alle Maestà e nei punti panoramici dai quali veniva impartita la benedizione verso i campi coltivati, i vigneti, gli oliveti, i boschi, gli animali e gli attrezzi.
 

<In campagna il lavoro era tenace, soprattutto quello dei mezzadri; qui c’era la tenuta di Fabbricotti poi comprata da Benelli che divenne la “Fattoria Benelli”; alcuni vivevano della rendita della terra, nelle famiglie più numerose, dove in casa oltre all’anziano c’era anche il giovane in allora c’era più forza lavorativa e una maggiore rendita della terra. 
Si seminava il grano e  a maggio e giugno la campagna era dorata; dopo il raccolto del grano, si lavorava la terra, si irrigava e si rimetteva il granturco; il primo granturco veniva messo dopo la metà di aprile. Noi dicevamo:”Prima a San Marco”. San Marco é il 25 aprile; in tutti i paesi qui c’era la processione per San Marco; scendevano il parrocco e i parrocchiani dalla parrocchia di Nicola, di Ortonovo e di Casano; scendevano giù a piedi anziani e giovani nella piana fino all’anfiteatro di Luni antica; pregavano e poi ritornavano; c’era quasi una gara per  quella che era la processione più riuscita tra i vari paesi.
Con le processioni, c’erano i cori, era una preghiera con canti e con stendardi.
Era la processione di S. Marco >