racconto raccolta grano
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animazione del ciclo
 
 
 

 


 
LA PRODUZIONE DELLA FARINA
<Il contadino aveva un ciclo produttivo che era dato dai raccolti; pochi erano i periodi morti:con aprile c’era la semina del primo granturco.
Il granturco era seminato dopo la metà di aprile; c’era il granturco da 60 giorni o da 90, e nell’estate le aie erano piene di granturco messo al sole ad essiccare.
La terra andava lavorata, solcata, spianata, pareggiata con l’erbice, lo strumento triangolare con le sporgenze che fungevano da rastrello; trainandosi coi buoi, si spianava il terreno. 
Poi si prendeva l’aratro, quello di legno leggero che faceva i solchi uno alla volta. Poi veniva seminato; questo era fatto dalle donne che depositavano i semi solco per solco, distanziati il più possibile e insieme ci si metteva anche qualche seme di fagiolo che crescendo si arrampicava alla pianta del granturco e durante giugno-luglio si andava in mezzo al campo a raccogliere i fagioli. Non c’era una produzione differenziata come c’è adesso, allora si seminava insieme al granturco. Una volta seminato si passava col rastrello per ricoprire il solco di terra.
Quando dovevano lavorare la terra i contadini si alzavano presto al mattino per foraggiare i buoi perché mangiassero di notte in modo che all’alba potevano iniziare a lavorare.
C’erano squadre di donne e uomini che tagliavano il grano e li raccoglievano in mazzi; lo tagliavano o a metà, prendendo solo una parte di paglia e il raccolto del seme, oppure aderente al terreno. Quando il grano era tagliato andava legato in mazzi con i gambi teneri dell’avena  e caricati in fascine sul carro di buoi. 
Arrivati nell’aia si facevano i mucchi o pile di grano secondo la quantità; c’erano poi le macchine per sgranarli. Il grano che usciva veniva messo dentro a dei recipienti e contato per il pagamento della macchina. Doveva poi, essere messo sull'aia per essiccare al sole e poi ripulito e ventagliato con delle grosse  pale: era il momento della spulitura; chi ne aveva poco lo puliva con le bassorete.
Mettevano un grande telo alto anche due metri poi gli uomini prendevano il grano con le pale e lo mettevano dall’altra parte  lanciandolo al volo e rimaneva la pule. Questo grano veniva messo a essiccare e poi era pronto per essere portato al mulino.
Il mezzadro doveva spartirlo col padrone, dare subito la sua parte al padrone e quello che gli rimaneva doveva frazionarlo col tempo; non tutto il grano era portato al mulino perché il contadino doveva essere provvidente: non si poteva macinare tutto perché la farina ha una durata limitata perché diventa cattiva stando lì, posata non è più buona; allora lo mettevano dentro dei grandi recipienti o botti di legno come quelli per l’uva; le fattorie avevano piccoli silos o contenitori più grandi e la fattoria aveva anche dei grandi stanzoni dove il grano era disteso, perché il grano si manteneva migliore.
Si facevano dei sacchetti e poi passava il mugnaio. Il mugnaio aveva una specie di strumento, come una conchiglia che suonava quando passava e la gente sapeva che il tal giorno passava il mugnaio, il quale metteva il nome nel sacchetto, lo portava via, lo macinava e lo riportava a domicilio.
La fattoria aveva il suo mulino; c’erano altri mulini di piccoli proprietari che lavoravano per sé e per altri. C’erano quelli ad acqua. A fianco del frantoio c’era anche il mulino che andava a acqua e macinava sia la farina di grano che di granturco. Avevano anche il “buratto” che serviva per togliere la crusca, per rendere la farina più bianca e raffinata ma alcuni contadini non la volevano perché preferivan farlo a mano e nel tempo; infatti la farina macinata stando assieme alla crusca aveva una durata maggiore dopo la macinatura.
C’era poi la spannocchiatura; le piante erano alte e  formavano come un fiore, un giglio che il contadino tagliava; serviva come foraggio per le bestie e poi perché alleggeriva la pianta che prendeva più aria e sole; poi si ricominciava da capo a sfogliarlo e rimaneva solo la pannocchia pulita che andava a maturazione. Per staccare la pannocchia c’era la partecipazione di tutti; le pannocchie venivano messe dentro le ceste, le donne le portavano sulla testa e poi riempivano i carri; veniva poi portato sulle aie.
E questo era già un sentore di festa: “Oggi c’è Gioanin col granturco”. E tutti contribuivano. Ci si portava uno stecco di legno di stipa per riuscire a entrare dentro la cima e aprire la pannocchia; c’erano i canti c’erano le stornellate, i canti antichi e a volte accompagnati da fisarmonica o chitarra. Era un lavoro festoso, c’era allegria e contentezza soprattutto qundo il raccolto era andato bene.
Poi si metteva tutto ad essiccare al sole. Si metteva al sole, poi si passava con i piedi nudi per fare dei solchi, e far penetrare i raggi; poi si prendeva il rastrello e si ristendeva.>


[ ciclo del vino - ciclo dell'olio ]